giovedì 16 febbraio 2017

Master class Free Style

Si è svolta sabato 11 febbraio la lezione a cura di Maria Masera sul tema free style dal titolo:
"Foglie, grandi protagoniste"


Il materiale a disposizione, vario e molto bello, ha contribuito ad aiutare gli ikebanisti presenti nel trovare soluzioni e idee in armonia con la propria individualità e gusto.


"free style è una forma astratta d'ikebana in cui il materiale vegetale non è più utilizzato come cresce in natura ma come oggetto di espressione personale dell'ikebanista"

Kazuhito Kudo



Clicca qui per vedere le gallery delle composizioni degli allievi delle Master classes "Free style" e "Chabana"




domenica 12 febbraio 2017

Composizioni allievi

Lezione composizioni in cestini
martedì 31 gennaio
Allievi avanzati - insegnante Mauro Graf
Lezione composizioni Moribana Kansui-kei 
giovedì 2 febbraio
Allievi 3°anno - insegnante Maria Teresa Guglielmetti

venerdì 3 febbraio 2017

Biblioteca

La nostra biblioteca si presenta

A cura di Maria Teresa Guglielmetti

Febbraio 2017

Ohararyu Bunjincho Ikebana, 1991

Testi di Ohara Natsuki, Kudo Masanobu e AAVV


Quest’opera fa parte di una recente acquisizione di libri della compianta Paola Rusca, architetto progettista dell’allestimento di tante mostre di ikebana della nostra scuola, nonché allieva ed assistente di Jenny Banti Pereira, durante gli anni “milanesi” della grande maestra.
La pubblicazione riveste un’importanza fondamentale per lo studio dei Bunjin Heika, Moribana e Morimono e, nonostante sia redatta in giapponese, è accessibile a tutti grazie alle bellissime fotografie.  

Per maggiori informazioni clicca qui: Biblioteca recensioni del menu principale.

mercoledì 1 febbraio 2017

Conferenza


Sabato 28 gennaio, alla presenza di un pubblico interessato e partecipativo, si è tenuta la conferenza sul tema del sentimento delle stagioni a cura di Nicoletta Fumagalli, vi presentiamo qui alcuni stralci dell'intervento:

"A partire dal periodo Heian (794-1185), una varietà di oggetti naturali fu associata in poesia a una specifica stagione; si riteneva infatti preferibile esprimere emozioni e pensieri in modo indiretto, elegante, educato, e questo si poteva fare attraverso uno scenario naturale. 
Nella cultura aristocratica giapponese, ancor oggi la rappresentazione della natura è raramente solo decorativa o mimetica. È invece quasi sempre codificata simbolicamente: la descrizione di una pianta, di un fiore, un animale o un paesaggio diventa la descrizione implicita di uno stato d’animo umano: la natura è allora la chiave per esprimere emozioni e pensieri. 
Ecco perché le stagioni divennero tanto importanti: consentivano l’espressione dell’intimità attraverso un elemento naturale. Gran parte della poesia giapponese divenne quindi poesia delle stagioni. (...)



Kanō Eino, Uccelli e fiori di primavera e d’estate, coppia di paraventi, Edo, Suntory museum (particolari)
(...) I paraventi dipinti, le stampe, i kimono a molti strati indossati dalle dame dell’aristocrazia, i giardini, e poi a partire dal medioevo il bonsai, le composizioni floreali, il teatro e la cerimonia del tè: insieme con la poesia erano tutti modi raffinati di surrogare la natura reale per gli abitanti della capitale Heian (oggi Kyoto), che raramente avevano occasione di frequentare direttamente gli ambienti esterni alla città. Nelle loro abitazioni, essi erano comunque circondati da paesaggi dipinti, da allusioni poetiche, da un elaborato sistema di rimandi alla natura.


Kanō Koi, Uccelli e fiori, coppia di paraventi, Honolulu Museum of Art 
(...) Il clima giapponese presenta lunghe estati, lunghi inverni, primavere e autunni relativamente brevi. Tuttavia, nella cultura poetica del periodo Heian, le stagioni dominanti sono primavera e autunno, con scarsa attenzione all’estate e all’inverno. 
Suzuki Kiitsu, Pruno e camelia in fiore, ca. 1850,  Honolulu Academy of Arts
(...) A tutto quello che si è detto fin qui, si potrebbe obbiettare che le stagioni sono importanti in tutte le culture del mondo. Tuttavia, quello che rende la cultura giapponese delle quattro stagioni davvero impressionante è la stagionalizzazione culturale, in particolare la suddivisione precisa degli elementi naturali in fasi e categorie stagionali con associazioni specifiche, ed il fatto che questa operi per più di un millennio.
Ne risulta una trama complessa e fitta, tuttavia ben radicata nella cultura giapponese.
I dettagli fanno parte di un vocabolario canonico, tanto che, ad esempio, i titoli dei paraventi dipinti sono generalmente attribuiti solo oggi, dai curatori museali: infatti, quando essi furono creati, non avevano bisogno di portare un nome: si guardavano e a prima vista si otteneva l’associazione emotiva che portavano con sé. Un’emozione che proviamo ancor oggi di fronte a queste opera di rara bellezza."